Chi colma davvero il vuoto delle PA? Chi si occupa davvero dei Cittadini? Chi dell’unicità degli Individui?

 

Non che questa voglia essere un’accusa alla PA – in cuor suo non può occuparsi di tutto e la capisco.

Il flusso del movimento Italiano ed Europeo sembrerebbe rispondere confinando il tutto in un’unica direzione: il Terzo Settore?

Quando parliamo di Innovazione parliamo di Tradizione e mi sembra anche ovvio e banale che per innovare a 360° si debba ripartire dalle Città – in primo luogo – e dai Cittadini. Mi sembra ovvio e banale che un albero per crescere bene debba avere prima radici forti e non chiome folte. Mi sembra ovvio e banale che per Innovare davvero tutta questa Innovazione debba prima passare dal Sociale. A quanto pare non tanto.

Mi viene in mente “Come un Gatto in Tangenziale” – il film di Riccardo Milani – che affronta tematiche come le Periferie, L’Integrazione e l’Europa e mi viene in mente anche il suo Monologo finale:

“Ma voi l’avete mai sentito l’odore del Cumino? è così forte che impregna le tende di casa, lo usano i Bengalesi, da non confondere con gli Indiani che sono quelli dei Ceci e delle Lenticchie.

Lo sapete cosa mi ha aperto gli occhi? Una mazza da baseball.

Si, perché se dobbiamo davvero essere credibili e ascoltati dobbiamo aprire gli occhi. Per imporre leggi e regole abbiamo il dovere e la necessità di conoscere le persone e i luoghi di cui parliamo. 

Io ho conosciuto Pamela Suellen – ho combattuto per un ghiacciolo a Coccia di Morto – ho conosciuto gente che toglie milze, trattorie che fanno il botto. 

Forse non è detto che le nostre vite siano segnate dalla nostra nascita e dai nostri nomi. 

Forse ognuno di noi deve tentare di scegliere la propria strada. Quello che voglio dire è che certe storie – forse – meriterebbero di vivere più a lungo di un gatto in tangenziale.”

Antonio Albanese – intellettuale e profeta dell’integrazione sociale nel film – è in grado di fare un discorso/monologo di questo tipo solo dopo essere entrato a contatto, per caso, con la Borgata Romana “Bastogi”. Lo stesso mondo che tutti i giorni a lavoro per semplicità identificava – e riduceva aggiungo io – tutto alla Periferia. Mondo che fondamentalmente non conosceva.

Nel suo Discorso/Monologo finale abbiamo un Antonio Albanese che esce fuori dagli schemi – cambia tono – perché si accorge che le cose date per scontate nella realtà non lo erano. Perché la realtà – in fondo – la comprendi solo se la vivi, e non è fatta di tanta teoria e buone idee, è fatta di Persone e di Storie Uniche.

Albanese cerca di smuovere le Coscienze degli Attori dell’Unione Europea – in un modo del tutto inedito – parlando da cittadino del mondo in primis e non da Innovatore, e questo fa tutta la differenza.

Perché ciascun Individuo non può essere confinato e non merita di essere confinato entro la Categoria “Cittadino di Periferia”. Ogni periferia è diversa perché ogni essere umano è diverso. Ha esigenze diverse e ha un’unicità, da rispettare e da avvalorare.

Chi è davvero in grado di cogliere quell’unicità tutta sua di una determinata area urbana? Chi colma davvero il vuoto delle PA?